Great Divide Mountain Bike Route

Great Divide Mountain Bike Route     74 giorni – 5388 km

In questo articolo vi racconterò di una mia importante esperienza in bicicletta nel territorio nord Americano. Avevo voglia di avventura e sete di libertà, volevo seriamente immergermi in qualcosa che mi mettesse alla prova e mi facesse sperimentare il contatto pieno con le mie capacità e con la natura. The Great Divide Mountain Bike Route, lo trovai per caso scuriosando su internet. Mai sentito parlare, non sapevo nulla di questo tracciato, ma qualcosa dentro di me è scattato e mi sono detto, questa cosa mi gusta! Prendo più informazioni possibili, distanze, luogo di partenza, dove passa ecc….. Il GDMBR è il tracciato senza interruzioni interamente fuoristrada pensato per mountain bike lungo 4418km e quasi 60.000 mt di dislivello positivo, costeggia le Rocky Mountain e segue quello che viene chiamato “Continental Divide”, da dove le acque si dividono per sfociare verso il Pacifico, l’Atlantico e il Golfo del Messico.
Progettato e realizzato dall’Adventure Cycling Association e da gruppi di volontari nel 1997, il percorso subisce costantemente modifiche e aggiornamenti, sia sulle deviazioni che sulle distanze. È bene quindi essere informati prima di partire per non avere brutte sorprese una volta che si è là. Sul sito web, c’è la possibilità di scaricare le eventuali modifiche apportate al tracciato cliccando sul link “addenda”. Il tracciato inizia a  Banff una cittadina in Alberta, Canada e termina ad Antelope Wells in New Mexico, esattamente sul confine messicano. Sviluppandosi in senso latitudinale, da nord a sud, i paesaggi cambiano in continuazione come il clima e gli animali che si incontrano. Il percorso si addentra spesso in zone molto remote dove non c’è copertura telefonica e per arrivare ad un centro abitato all’altro spesso bisogna percorrere qualche centinaio di km. Il tracciato può essere percorso da nord a sud e viceversa, l’importante è calcolare bene i tempi di percorrenza in base alle stagioni. A nord, fino a metà giugno potrebbe esserci molta neve su buona parte del tracciato. Un viaggio lungo e impegnativo se lo si pensa di affrontare da soli e in autonomia.

Ecco alcuni dati del mio viaggio: km totali: 5388, giorni totali: 74, giorni di riposo: 8, dislivello positivo: circa 70.000 mt. Litri d’acqua filtrati: 50, cadute: 1, animali incontrati: tantissimi!!! Viaggiatori incontrati: tantissimi!!!

ICEFIELD PARKWAY

Avendo tempo a disposizione, decido di allungare il percorso e modificare il punto di partenza a più di 500km a nord, da Hinton, una cittadina vicino a Jasper. Jasper e Banff sono collegate da una bellissima e panoramica strada chiamata “Icefields parkway”. Una delle strade panoramiche più belle del Canada, non potevo non percorrerla!! La icefields parkway è una strada asfaltata in ottime condizioni, corsie larghe e banchina spaziosa per i ciclisti. Essendo una strada molto battuta da turisti, i servizi di ristorazione e alloggi sono ben distribuiti e non vanno a “inquinare” la bellezza del paesaggio. La strada non è impegnativa, ci sono solo due passi che richiedono un poco d’impegno e pazienza. I campeggi sono anch’essi ben distribuiti e offrono servizi minimali. Questo tratto di strada mi è servito tantissimo, ho preso le misure su cosa mi serve e non mi serve e allo stesso tempo ho rodato le gambe in visione di quello che mi aspettava. Non ero leggerissimo, anzi! Una volta arrivato a Banff decisi di lasciare giù della roba e la regalai a una coppia che conobbi in un camping. Volevo portarmi solo il minimo indispensabile, non avevo bisogno di altro. Uno dei ricordi più belli di questo viaggio è che ogni giorno imparavo qualcosa di nuovo, sia sul luogo dove passavo, ma soprattutto mi conoscevo sempre di più.

ALBERTA E BRITISH COLUMBIA

In una settimana raggiungo Banff, è tempo di chiudere un libro e aprirne un altro, l’avventura wild stava per iniziare, la mia prima lunga avventura da solo a contatto con la natura.

Mi è difficile descrivere quello che provavo certe volte, sarà che tendenzialmente la prima esperienza di un certo tipo di lascia un qualcosa in più… il giorno che partii da Banff ero così carico e allo stesso tempo spaventato di buttarmi là, in quei luoghi dove la natura segue il suo corso spesso indisturbata, dove i suoi abitanti vivono la loro vita in armonia con essa. Il tratto canadese del Great Divide che attraversa l’Alberta e la British Columbia è prevalentemente su strade forestali o strade ghiaiate.  I miei ricordi sono il colore verdissimo della vegetazione, le fitte foreste, foreste a perdita d’occhio. Quando mi guardavo attorno riuscivo a vedere solo pochi metri dentro al bosco perché gli alberi erano cosi vicini l’un l’altro che creavano quasi una barriera naturale. I primi 80-100 km erano segnalati come pericolosi per via di un elevata attività di Grizzly, già questo mi emozionava e mi spaventava allo stesso tempo, motivo per il quale avevo con me un fischietto per far rumore e tentare di far sentire la mia presenza. Man mano che i giorni passano acquisisco sempre più confidenza con me stesso con la mia bici e la mia attrezzatura e finalmente mi sento veramente in viaggio. In British Columbia, a causa di alcune frane, ho dovuto deviare il percorso perché la strada era stata interamente spazzata via. Avevo provato ad attraversare il fiume ma era troppo pericoloso da attraversare con una bici carica come la mia.  L’unica cosa negativa di questo tratto canadese, è il frequente traffico di camion carichi di tronchi che sollevano tantissima polvere. Purtroppo non c’è nulla da fare, bisogna mettersi da parte e girare sempre con il para collo davanti alla bocca.

Il bello di un viaggio sono anche gli incontri con la gente, la conoscenza di persone che come te decidono di mettersi in sella e viaggiare, ma non solo ciclisti, anche camminatori o gente comune. Nel camping di Elkford sono stato invitato da tre signori italo-canadesi a passare due giorni con loro a pescare nei fiumi li vicino, sono stato da loro a pranzo e cena, ho praticamente fatto una sosta non programmata ma che è stata molto piacevole.

Con l’avvicinarsi agli Stati Uniti il paesaggio si appiattisce un poco, prevalgono colline e allevamenti di bestiame, ranch e piccoli villaggi.

MONTANA

Roosville è la porta di accesso agli Stati Uniti.

Il Montana è il primo stato che si incontra ed è anche lo stato, tra tutti, dove si percorrono più chilometri. L’ingresso negli Stati Uniti è dolce e accogliente, campagne e ranch mi accompagnano fino alla cittadina di Eureka, da cui inizia la vera sfida con il selvaggio, le foreste e i continui sali e scendi. Il tracciato attraversa zone molto remote e selvagge di questo stato. È quindi consigliato essere ben preparati sia dal punto di vista fisico che preventivo: avere con sé spray per gli orsi, repellente per insetti, bear box o in alternativa una sacca/borsa da poter appendere da qualche parte, fuori dalla portata degli animali, fischietto, e un buon sistema di filtraggio per l’acqua. Le temperature variano molto dal giorno alla notte, e in base alla stagione si potrebbe pedalare sulla neve in alcuni tratti nonché essere sorpresi da improvvisi temporali. Avere un gps e sicuramente essere provvisti di tutte le cartine che l’Adventure Cycling Association fornisce. Tante le catene montuose che si attraversano, le Whitefish, Swan, si costeggia per un breve tratto il Glacier National Park, Bob Marshall Wilderness, le Pioneer ecc… insomma, per diversi giorni o volendo settimane( in base a come uno se la vuole gestire), si può stare in mezzo a una natura veramente selvaggia per tanto tempo. Ho pedalato molti giorni da solo e in molte situazioni non mi sentivo proprio sicuro, sia di giorno che di notte. Di notte non so mai cosa succedeva al di fuori del telo della mia tenda, ma i rumori erano inquietanti. Ero consapevole anche che a farmi compagnia c’erano scoiattoli e procioni che da bravi spazzini controllano se è avanzato qualcosa da mangiare. La routine serale prevedeva una cena intorno alle 18:30 e in tenda per le 20:00. Scrivevo, leggevo, mi intrattenevo fino ad addormentarmi. Più volte il sonno veniva interrotto da rumori, ma col passare del tempo ci ho fatto l’abitudine.

I passi del Montana sono lunghi e ripidi e quasi sempre su strade sterrate o sassose, intorno solo alberi, solo fitte foreste.  Ci sono stati diversi momenti che mi sono fermato un po’ sconfortato, mi guardavo intorno e mi meravigliavo di cosa ci potesse essere al di là di questi boschi. In salita ero lento, pesante e questa cosa non aiutava. Decisi cosi, di fare una cernita delle cose superflue e le spedii a casa al primo paesino con un ufficio postale.  Dopo 2 giorni di Montana faccio incontro un orso nero che mi attraversa il sentiero, ero sul Whitefish pass e lo stesso giorno, prima di arrivare al Red Meadow Lake un Grizzly esce dai cespugli e si posiziona sul sentiero a 60 metri da me. Per farmi sentire in mezzo a quella natura selvaggia, utilizzavo un fischietto e canticchiavo di tanto in tanto, probabilmente è stato il mio canticchiare e il suono del fischietto a disturbare l’orso intento a cibarsi di bacche e frutti selvatici. È sempre consigliato fare rumore per avvertire la fauna della nostra presenza per prevenire un incontro “sorpresa”. Superato Whitefish, il tracciato si addentra nelle foreste delle Swan Mountains e il Bob Marshall Wilderness, aree ricche di fiumi e bellissimi laghi come il Flathead e Seeley Lake. Molti sono i camping a disposizioni, da quelli primitivi a quelli attrezzati per accogliere la gente più esigente. Da tenere in conto che queste zone potrebbero essere invase da zanzare e in molti casi da tafani che non danno tregua, i loro morsi lasciano visibili segni sulla pelle anche per settimane. Questo tratto pittoresco del Montana è stata una bella iniezione di natura, strade impegnative ma che regalavano agli occhi paesaggi spettacolari e un bellissimo senso di pace. Il tratto del Montana al di là di due o tre grandi cittadine, passa per piccoli villaggi tipici della zona, e in alcuni casi sembra davvero di fare un qualche passo indietro nel passato. Tra tutti spicca il nome del paese di Ovando. Pare siano presenti più cani che esseri umani…mah, leggenda o no, sta di fatto che piccolo paesino è ad oggi un museo in miniatura. Sono presenti ancora la vecchia prigione, teepee indiani, e gli edifici mantegono ancora lo stile “western” di una volta. Anche se era ancora mezzogiorno e potevo proseguire, decisi di fermarmi e fare il turista curioso.  In 10 minuti vedi tutto, ma respirare l’aria di una realtà cosi piccola ma concentrata, mi affascinava. Feci amicizia con la signora del market che gentilmente mi fece utilizzare bagno doccia e lavanderia, e mi disse dove potevo piantare la mia tenda. Passai la notte in compagnia di altri ciclisti, anche loro in viaggio sul Great Divide.

Sono sempre più convinto che un’avventura per essere tale deve essere vissuta senza troppe aspettative. Vivere ogni giorno con gli occhi e la mente aperta a quello che la giornata ha da offrire, che sia positivo o meno, la capacità di affrontare e superare le difficoltà non può che renderci più forti e insegnarci lezioni di vita. Viaggiare in bicicletta è bellissimo, si ha davvero la possibilità di vivere ogni metro che si percorre e di poter interagire con l’ambiente e le persone che si incontrano.

Sulla strada forestale che porta ad Helena, capitale del Montana, mi fermai di fronte a una fattoria, nota per essere molto accogliente nei confronti dei cicloturisti, la “ cabin mile 88.1”. Erano le 11:30 di mattina quando arrivai davanti al cancello arrugginito della proprietà e subito sentii una voce che mi chiamava. Il proprietario mi corse incontro e mi chiese per favore, di entrare e di accomodarmi con loro nel tavolo posto dietro casa. Mi chiese se volevo mangiare qualcosa e passare la giornata con loro, ma inizialmente gli spiegai che volevo raggiungere Helena e che era troppo presto per fermarsi. Mi sentivo a disagio dalla così cordiale e amichevole accoglienza. Cambiai idea subito e decisi di stare, in pochi minuti mi diedero hot dog e succo di frutta, mi chiesero se volevo dormire nelle apposte cabine di legno o usare la mia tenda, mi fecero vedere dove erano i servizi igienici e il frigo pieno di birra e vino, tutto questo a costo zero. Insistetti per contribuire, ma non ci fu verso di fargli cambiare idea. Feci amicizia con una donna inglese di cinquant’anni che si era fermata a causa di un infortunio dovuto a una brutta caduta, lei si chiama Cheryl, donna molto forte e tenace.

La parte del Montana che da Helena arriva fino a Polaris, non comporta particolari difficoltà, diversi su e giù e qualche passo, ma tendenzialmente le salite sono abbastanza dolci e i paesaggi sono sempre intervallati da foreste e aree agricole. Man mano che si scende il panorama cambia, le foreste sono più diradate, aumentano le vallate e gli spazi aperti e anche i punti di appoggio si fanno sono sempre più rari. La fetta di terra che da Polaris porta a Lima e poi a Lakeview è prevalentemente prateria, spazi enormi a perdita d’occhio. Quasi interamente su un fondo stradale ghiaiato e a tratti in terra battuta, che in caso di pioggia diventa impraticabile.

Quando l’ho percorso io, purtroppo, il fondo stradale era fangoso e in diversi casi mi sono trovato a spingere la bici o a pedalare sugli arbusti che costeggiavano la carreggiata. Tutto questo non sarebbe un problema se non che ero nel mezzo di un temporale e senza la possibilità di ripararmi da nessuna parte, fortunatamente il temporale dopo un paio d’ore decise di cambiare direzione.

Per diversi giorni ho pedalato in compagnia di due italiani(Giancarlo e Andrea) e un americano(Doug), con i quali ho pedalato da Helena fino al confine con il parco nazionale di Yellowstone.

Viaggiare da soli è bello, affronti tutto al 100% e hai la possibilità di testarti, ma un po’ di compagnia fa sempre piacere, condividere km in sella alla bici, spronarsi nei momenti di difficoltà o mangiare tutti insieme a sedere su un tronco di legno, raccontando  storie, fa parte del viaggio stesso.

YELLOWSTONE

L’avventura continua, giorno dopo giorno, il Montana sta per essere concluso ma non prima di essere passati vicino a uno dei parchi nazionali più importanti d’America. Arrivati a un bivio in cui il tracciato del great divide punta a sud, su una strada ghiaiata misto roccia vulcanica, e una strada asfaltata che introduce all’ingresso ovest del parco di Yellowstone. Visto la vicinanza del parco e il fatto che non ci ero mai stato, decisi di addentrarmi nel parco nazionale e lasciare momentaneamente il great divide. In realtà questo taglio non comporta nulla di significativo sulla tabella di marcia, le distanze sono le medesime, solo che invece che percorrerle fuori strada nello stato dell’Idaho, si continua su strade asfaltate all’interno del parco di Yellowstone. Entrando, ci si accorge subito della contaminazione turistica massiva, auto, camper, moltissimi turisti, l’attenzione è più rivolta al traffico che all’ambiente circostante, ma ero consapevole di questo. Rimaniamo due giorni e mezzo nel parco, giusto in tempo per vedere le attrazioni principali e riprendere la strada statale che porta a sud verso il Wyoming dove avremmo ripreso il tracciato originario.

WYOMING

Pian piano che ci si addentra nel Wyoming il paesaggio cambia, le immense forest lasciano spazio a zone aperte intervallate da aree boschive, prati fioriti e pascoli e da alcuni passi importanti come il Togwotee e Union pass che che si trovano entrambi poco sotto i 3000 metri di quota. Superati questi, il tracciato si ammorbidisce molto, ci si abbassa lentamente di quota e dopo un centinaio di km si raggiunge Pinedale, porta per l’ingresso al Great Basin. Il Great Basin è un’area secca e stagna, dove le acque piovane non alimentano alcun corso d’acqua. Molto arido, nessun tipo di riparo e aree dove poter prelevare acqua e filtrarla. Motivo per cui, è meglio avere qualche litro in più di acqua piuttosto che rimanere senza.

A Pinedale, io e Doug troviamo ospitalità dal parroco che ci accomoda nell’oratorio della chiesa. Alla sera, altri ciclisti fanno tappa nello stesso posto e nel giro di poche ore riusciamo a creare un gruppo che la mattina dopo sarebbe partito per attraversare il grande bacino del Wyoming. Più di 300 sono i km che separano Pinedale da Rawlins, cittadina che sancisce la fine del great basin. In mezzo non c’è nulla se non 2 paesini fantasma: South Pass ed Atlantic City.

South pass è la classica ghost town dove tutto tace e non si vede un anima mentre ad Atlantic City esistono 3 attività: Wild Bill, un’armeria che volendo può offrire da dormire e mangiare, 2 ristoranti molto alla mano che spesso sono chiusi, per cui meglio partire prevenuti con l’organizzazione delle provviste. Dopo Atlantic City il paesaggio non cambia, anzi, la strada sembra essere unica, ma in realtà spesso ci sono delle biforcazione dove se non si è attenti alla mappa o al gps, è facile sbagliare strada e perdersi. Non ci sono punti di riferimento e il paesaggio sembra tutto uguale, infinite dune coperte da secca erba giallastra. Ogni tanto qualche animale si fa vedere, per lo più cavalli selvaggi e antilopi. Da Atlantic City a Rawlins la strada è lunga e così decidiamo di dividere in 2 il viaggio fermandoci la notte vicino a una riserva isolata nel mezzo del deserto: la A&M reservoir, passeremo la notte e in caso di esigenza, possiamo filtrare un po’ di acqua per cucinare e per il giorno dopo. Arriaviamo tutti insieme a Rawilns e qui il gruppo si sgretola e ognuno fa le sue scelte, io mi fermo un giorno in più di altri perché ero in attesa di un pacco postale con i copertoni nuovi.

Rawlins è una cittadina di modeste dimensioni, 9000 abitanti, in cui c’è praticamente tutto tranne un negozio di biciclette. Lungo il Great Divide, non bisogna dare per scontato che solo perché ci si trova in una cittadina, significhi che ci sia un negozio di bici o un meccanico, motivo per il quale meglio avere un po’ di attrezzi dietro e aver fatto delle prove di sostituzione componenti da casa. Da Rawlins in poi è tutto un su e giù continuo su strade a fondo battuto o ghiaiato, il paesaggio rimane comunque sempre molto brullo per un centinaio di km, prima di sconfinare in Colorado. Sembra assurdo, come a volte, la fine di uno stato coincida con un cambiamento naturale geografico.

COLORADO

Ad ogni modo, entrando in Colorado il paesaggio cambia evidentemente. Prati alpini, boschi verdissimi, canyons, montagne imponenti e passi oltre i 3000 metri, fanno da cornice a uno degli stati più belli d’America. Sicuramente anche il Colorado come il Montana ha un ricco repertorio naturalistico da offrire. Già da subito, attraversando l’Aspen Valley con i suoi alti e bianchi alberi, si capiva che da li in poi ci saremmo immersi in un ambiente vivo e ricco di natura. Una delle mie prime tappe è al famoso Brush Mountain Lodge. Non sapevo bene cosa c’era ma tutti quelli che incontravo e con cui avevo parlato mi dicevano che se avessi avuto l’occasione, di fermarmi li per la notte. Effettivamente l’accoglienza è delle più calorose che abbia mai ricevuto, il lodge è grande e servito di tutto, persino con attrezzatura di ricambio per la bici, medicinali vari e cibo. C’è anche la possibilità di piantare accanto alla struttura e usufruire dei servizi del lodge come toilette e cucina. Chiusa questa parentesi meno selvaggia ma sicuramente piacevole, il giorno dopo riparto in compagnia di altri 5 ciclisti e insieme pedaleremo tutto il giorno fino al turistico ma grazioso paese di Steamboat Spring. Purtroppo una brutta caduta mi costringe a passare un giorno in più a Steamboat per riposare e medicare le ferite, eventi che possono capitare quando si viaggi su terreni molto dissestati.

Il Colorado è un ambiente impegnativo dal punto di vista climatico, di giorno può fare caldo e di notte fa molto freddo, i temporali pomeridiani sono frequenti e il tempo cambia molto rapidamente. La grandine è stata una costante di quasi tutti i giorni e di solito sempre intorno alle 13:30-14:00. Un’altra componente da tenere in considerazione è la scarsa manutenzione delle strade e dei sentieri i quali, in diverse casi, sono delle vere e proprie pietraie. Superati alcuni passi impegnativi come il Lynx e lo Ute, si raggiunge un fulcro di piccole località turistiche che fanno da culla per gli amanti degli sport invernali ed estivi. Silverthorne, Frisco, Breckenridge sono le 3 piccole ma famose località per turisti di tutto il mondo. Per chi vuole prendersi una pausa e godersi un po’ i piaceri della vita comoda, questo è il momento giusto. Io mi prendo solo una breve pausa di mezza giornata a Frisco in compagnia di un altro ciclista americano, Mike, con il quale avevo pedalato per qualche giorno. Arrivati a Breckenridge, si inizia a salire di quota. In poco tempo si raggiungono i 3500 metri sul Boreas Pass da dove il paesaggio e pazzesco, cielo blu, prati verdi e alte montagne tutto intorno. Una volta scesi dal Boreas Pass si entra in quello che viene chiamato South Park da dove viene ispirato il l’omonimo cartone animato. Una vastissima landa verde tutta contornata da montagne imponenti come se creassero un parco naturale.

È impossibile non passare per il minuscolo paese chiamato Como, un tempo fondata dagli italiani, ad oggi vanta 16 abitanti e 1 locomotiva a vapore. Como è famoso in tutti gli Stati Uniti per questo prezioso cimelio che veniva utilizzata ai tempi della corsa all’oro. La locomotiva viene messa in funzione una volta all’anno e in quel giorno, a Como si fa una grande festa. Caso del destino, io arrivai proprio quel giorno. Superare il South Park non è stato semplicissimo a causa del fondo stradale che in alcuni tratti era veramente pessimo e un clima che costantemente passava da soleggiato a temporali lampo improvvisi. Una volta arrivato a Salida, 2200 mt, decido di fermarmi per scuriosare in questa interessante e particolare cittadina che offre qualsiasi tipo di servizio e attività. Esiste anche un area vicino al paese dedicata al free camping ed qui che ho fatto amicizia con una coppia sulla sessantina Mike e Karen che avevano deciso di vendere tutto e comprare un motorhome e passare il resto della loro vita in giro per gli Stati Uniti. Con loro sono tutt’ora in contatto e personalmente sono due delle persone con cui ho passato momenti indimenticabili. Lasciando Salida, il tracciato del Great Divide diventa molto impegnativo. Terreni impervi, lunghe salite, passi a oltre 3000 metri e tratti in mezzo a canyon selvaggi, fanno da scenario per piu di 500 km.

Il passo più alto da affrontare è l’Indiana Pass 3631 metri. Partendo da Del Norte, un piccolo paesino ben rifornito e punto strategico per chi vuole salire verso l’indiana pass, si sale fino a 3631 per poi scendere, ma mai sotto i 2700 metri di quota.

Da Del Norte in poi, la natura fa da padrona, gli insediamenti urbani sono molto diradati e spesso non vi è nessuno. La natura è veramente selvaggia, in molte aree sembra non ci sia passato nessuno. il tracciato è spesso in condizioni pessime il che faceva  pensare di aver sbagliato strada. Se non si sa di essere a 3000 metri, probabilmente non te ne accorgi. La vegetazione è rigogliosa, gli alberi crescono in abbondanza e i prati sono sempre fioriti.

Questa parte di viaggio mi ha colpito tanto, ho dei bellissimi ricordi. La sensazione di desolazione di fronte a tutta questa immensità. Mi sentivo veramente un ospite, qualcosa in più a quello che era già perfetto. Non avevo paura, ero solo stupefatto, appagato e mi sentivo un privilegiato a poter vivere per qualche giorno in quei luoghi. Dopo diversi giorni passati da solo, torno in compagnia di 3 ciclisti con i quali pedalerò per diverso tempo, una ragazza olandese; Roos e 2 signori americani; Dave e Gary. Con questi ultimi ho stretto un bellissimo rapporto di amicizia e dopo qualche giorno passato insieme, decidemmo che avremmo finito il viaggio insieme, ci chiamavamo Los tres Amigos.

NEW MEXICO

Man mano che si pedala verso sud il paesaggio cambia. Superato Platoro ci si appresta ad entrare in New Mexico.

Pur essendo, in ordine cronologico, l’ultimo degli stati da attrevarsare, non si può classificare il New Mexico come il più semplice o meno selvaggio. Non ero mai stato in New Mexico e devo ammettere che sono rimasto davvero colpito dalla bellezza di questo territorio. Uno stato che offre paesaggi molto diversi tra loro, localizzato a sud del Colorado e a nord del messico, a colpo d’occhi verrebbe da dire che è uno stato molto desertico e secco. Al contrario! Nel New Mexico esistono diverse riserve e parchi naturali verdissimi una delle più vaste è Gila National Forest. La parte finale è quella che per di più caratterizza l’aspetto “messicano”, lunghe distese desertiche e sabbiose coperte da arbusti e cactus. Il tracciato in New Mexico si addentra in zone molto remote e di particolare interesse paesaggistico, ciò detto, bisogna fare due conti su alcuni aspetti. Il clima prima di tutto. Se si pensa di affrontare questi territori nel periodo estivo e meglio fare bene i conti con le ore che si passeranno sotto il sole e con i litri di acqua a disposizione. A volte passano giorni prima di poter trovare una sorgente d’acqua o un piccolo paesino con un market. Il fondo stradale è probabilmente il peggiore che si può trovare, in alcune zone è sabbioso e pieno di spine e in caso di maltempo, è praticamente impossibile percorrerlo. All’incirca sono 1000 i km che si pedalano nel New Mexico, tra foreste, altipiani, zone desertiche e pietraie.

Ricordo la mattina che io Gary e Dave partimmo da Abiquiu. Ci svegliammo presto per precauzione visto che sapevamo che la giornata sarebbe stata molto molto impegnativa.

Pedalammo tutto il giorno chiudendo la giornata con 53km. Le impegnative salite su sentieri di pietre smosse ci avevano rallentato tantissimo. Ci accampammo a 3000 metri, in una zona boschiva molto verde e selvaggia. Il paese che apre le porte al deserto si chiama Cuba. Un paesino che non dice nulla, anzi, molto semplice, un stazione di transito per viaggiatori e camionisti ma era anche il punto giusto dove fermarsi per fare scorte. Sulle mappe dell’Adventure Cyclist Association vengo marcate strade alternative da prendere in caso di bisogno. Sono da tenere in considerazione soprattutto in visione dei cambiamenti climatici, è sconsigliato avventurarsi dopo Cuba  se piove o se ha piovuto tutta notte. Partiamo all’alba da Cuba, il tempo è fantastico, un fresco venticello ci accompagna nelle prime ore del mattino. Già alle 10 il sole picchia forte e non ci sono posti dove potersi riparare, l’unica è andare e mantenersi idratati. Pedalare in questi luoghi, su strade primitive e sconnesse, vedere cavalli selvaggi che corrono liberi, paesaggi quasi lunari a 360 gradi, poteva fare paura tutto questo ma in realtà mi dava un sacco di carica ed energia.

Ci sono voluti 2 giorni molto impegnativi e 1 accampamento di ripiego per raggiungere il primo paese, Grants. Per quanto possa sembrare grande, questa cittadina non ha molto da offrire se no i servizi base di ristorazione. Qui per caso, ritrovo una coppia di ciclisti che avevo in contrato al Brush Mountain lodge, decidiamo cosi di passare tutti insieme la notte in un motel e di partire la mattina all’alba verso Pie Town. Da Grants a Pie Town ci sono circa 140km di strade sterrate che attraversano zone di interesse. Una di queste è riserva naturale di El Maplais El Malpais “the bad country” è un paese delle meraviglie di colate laviche solidificate, grotte di ghiaccio e pendii scoscesi ammantati di pioppi e di conifere.

La nostra corsa verso Pie Town termina verso le 16:00 e subito ci fiondiamo in uno dei due soli locali del paese, a mangiare torte. Le torte, sono l’attrazione principale di questo piccolo paesino che a parte questi due locali, no offre altro. Per passare la notte decidiamo di appoggiarci alla Toaster House, una casa semi abbandonata ma ancora in ottime condizioni. La casa, di proprietà di una signora, è stata abbandonata per lasciarla ai camminatori/cicloturisti in cambio di una piccola offerta. Infatti, la casa pur essendo abbandonata, è in perfette condizioni e funzionante. Si può utilizzare il bagno, la cucina, la dispensa e volendo anche dei materassi sparsi un po’ qua e là per la casa. Il giardino offre spazio sufficiente per poter piantare un paio di tende (stare attenti sempre ad eventuali serpenti e ragni).

Mancano 500 km alla fine della mia avventura, ne ho percorsi 4800 e faccio fatica a crederci…. Quante storie, quanti pensieri, momenti…. Sto vivendo in un bellissimo film ed ora che sono quasi alla fine, vorrei rallentare, vorrei avere più giorni da passare così.

Lasciamo Pie Town per addentrarci nella bellissima riserva naturale di Gila, che al contrario della zona desertica appena traversata, è costituita da boschi di pioppi tremuli e abeti rossi, foreste di pini ponderosa e boschi di ginepro. Anche qui, non mancano i continui sali e scendi, il tracciato si snoda per ripide stradine battute e strade forestali che raramente vengono trafficate. Dopo 2 giorni di viaggio nel wild raggiungiamo la viva città di Silvercity, ultimo centro urbano prima di terminare il viaggio.Da qui, in 2 giorni si raggiunge la meta. La strada in parte asfaltata e in parte sabbia misto terra è quasi interamente piana.L’ultima notte la passiamo insieme ad Hachita, a casa di un signore di nome Jeff che come mestiere ospita e organizza i trasporti per/da gli aeroporti circostanti, a tutti i ciclisti che affrontano il Great Divide. Sotto pagamento, Jeff ti viene a prendere ad Antelope Wells per riportarti ad Hachita dove con calma ci si organizza per andare in aeroporto.Hachita non è né un paese né un villaggio, ad Hachita esiste Jeff e una sorta di alimentari con qualche cianfrusaglia.Passiamo la serata tutti insieme, io cucino spaghetti con un sugo improvvisato e da buon italiano, avevo riempito una sacca da 2,5 litri di vino rosso comprato a Silvercity.Mangiamo, beviamo, festeggiamo a questa ultima notte sul Great Divide. Il 9 settembre lasciamo tutti insieme casa di Jeff ad Hachita e imbocchiamo l’unica strada che porta ad Antelope Wells, una strada asfaltata e dritta per 74km. C’è tempo per guardarsi attorno, pensare riflettere al momento e al passato, a quello che si è fatto. Sono partito da solo e finisco il viaggio in compagnia di altre persone, ero una persona ed ora sono cambiato. Quante cose sono successe…. È il bello del viaggio. Imparare, conoscere, rivalutarsi per migliorare.Credo fermamente che questa sia stata l’esperienza più significativa della mia vita e che ha profondamente sancito un cambio di persona dentro di me.