Sicilia

Sicilia

Dopo aver terminato la Sardegna, prendo un volo per Palermo e con un bus raggiungo la città di Trapani, punto di partenza del Sentiero Italia siciliano.
Il tracciato attraversa la parte nord della Sicilia e si addentra in zone geografiche diverse tra loro.

La parte iniziale tocca zone costiere che ti permettono di ammirare paesaggi montani da un lato e marittimi dall’altro. Punto forte di questo tratto è la zona di Monte Cofano il bellissimo borgo di Scopello e la riserva dello Zingaro.
Diversi sono i piccoli paesini montani che si incontrano, piccole realtà che vivono di agricoltura e pastorizia.
Il sentiero rimane sempre nella parte nord della Sicilia e superato il selvaggio e verdissimo parco della Ficuzza ci si avvicina pian piano a due grandi parchi naturali, Le Madonie e I Nebrodi.
Per arrivare alle Madonie si attraversano zone collinari che non vanno sottovalutate per il loro stato e il dislivello, i sentieri sono ricchi di vegetazione e attraversano diverse zone presidiate da pascoli per cui è bene fare attenzione.
Arrivati a Scillato, si è ai piedi del Parco delle Madonie. Da qui una ripido sentiero sale snodandosi in ripide salite pietrose ed arbusti fino ad immergersi in fitti boschi.
Qui la natura fa da padrona.
Animali come cinghiali e daini corrono liberi, diverso sono i volatili che sorvolano le montagne, alberi, prati alpini e roccia donano a questo parco e alla Sicilia un’identità unica.
Poche le zone di appoggio, un piccolo rifugio autogestito e il rifugio Marini raggiungibile anche in auto.

Da scillato, ci vogliono almeno 4-5 ore di cammino.
Passato il rifugio Marini, in 3-4 si può raggiungere il paese di Petralia Sottana, punto strategico se si vuole fare rifornimento e organizzarsi prima di ripartire alla volta del Parco dei Nebrodi.
Da qui in poi il sentiero solca zone collinari in cresta, che per il frequente vento, sono affollate da pale eoliche.
Meglio organizzarsi bene prima di lasciare Petralia Sottana perchè i punti di appoggio sono molto distanti dal sentiero.
Io fortunatamente ho trovato rifugio a metà strada circa, nella contrada Morrocco, ospitato a casa di una famiglia di pastori. Da qui, attraversando il parco del Sambughetti, si entra nel Parco dei Nebrodi.
Purtroppo il maltempo, come nel Parco delle Madonie, non mi ha permesso di godere dei favolosi panorami che queste aree naturali offrono. Il forte vento è un fattore da considerare come una costante, ragione per cui i crinali sono fitti di pale eoliche, mentre pioggia e temporali sono state una caratteristica unica in questa pazza.


Il parco dei Nebrodi si estende da ovest ad est fino ad incontrare l’Etna e la catena montuosa dei Peloritani. In questa traversata ci si immerge in zone fitte di vegetazione mista, pioppi, querce, oleandri, mirti. Ambiente verde e selvaggio che dona alla Sicilia una caratteristica unica.
È bene essere provvisti di gps per evitare di perdersi in questa giungla di alberi.
La fauna è caratterizzata prevalentemente da maiali selvatici, mucche e cavalli al pascolo.
Man mano che ci si avvicina alla catena dei Peloritani, si ha il vulcano Etna sempre in bella vista, che in questo periodo è stato sempre ricoperto di neve.
Prima di iniziare la salita ai Peloritani, attraverso alcuni paesini caratteristici, Floresta, Santa Domenica Vittoria, Roccella Valdemone, questi sono gli ultimi centri abitati che si incontrano prima di terminare la traversata dei Peloritani e finire a Messina.
L’aspetto morfologico e faunistico dei Peloritani è molto diverso dai Nebrodi.
La morfologia è caratterizzata montagne spigolose ricche di vette che seguono una linea di cresta precisa. Tanti i burroni e i ghiaioni che finiscono a valle nelle fiumare.
Le rocce più diffuse, di antichissima datazione, sono in parte di origine magmatica e i suoli sono spesso di origine arenaria e facilmente disgregabili ed asportabili dall’impeto delle acque.
Sui Peloritani non esistono veri boschi naturali. Delle antiche foreste iniziali di quercia, leccio e sughero e forse anche di faggio, di pini e castagno, sono rimaste solo poche formazioni saltuarie di circa tremila ettari. A causa delle degradazioni successive, causate dall’uomo, e spesso dovute agli incendi, si è passati alla macchia, alla macchia degradata, alla gariga e alla steppa. Solo nelle zone più impervie, dove l’uomo non è potuto arrivare, si sono conservati piccoli lembi di bosco naturale di roverella e di leccio o di macchia mediterranea con predominanza di eriche, ginestre, corbezzoli.
Il sentiero si snoda tra sali e scendi su sentieri a volte battuti e a volte vere e proprie pietraie. Il panorama raramente annoia, su entrambi i versanti si possono ammirare i due mari, Tirreno e Ionio.
È bene pianificare le tappe con cura ed eventualmente chiamare delle strutture per accordarsi su dove incontrarsi, infatti non esistono strutture ricettive sul percorso salvo due rifugi autogestito che richiedono le chiavi per l’accesso.

Io fortunatamente sono sempre stato aiutato da dei volontari Cai Messina e Catania, Angelo la Rosa e Salvatore Galletta che insieme ad Angelo Catalano di Fondachelli Fantina, mi hanno supportato durante il cammino.
L’arrivo a Messina è semplice e tutto in discesa, con scorci sullo stretto marino che separa la Sicilia dalla terra ferma.
Termino in compagnia di Salvatore Galletta, grandissimo amante della montagna e del camminare.
Un arrivo che sancisce un passo avanti nel mio viaggio, lascio le isole per mettere passo sulla terra ferma e iniziare a salire.
La Sicilia è stata una grande sorpresa. Ho visto una regione nei suoi luoghi meno conosciuti e sono sempre stato accolto a braccia aperte.
Bisogna vivere i luoghi e le persone per rimanere stupiti.
“Voglio tornare in Sicilia!!”, cosi ho detto quando ho terminato a Messina, voglio tornare a rivedere quello che ho visto e voglio tornare a salutare chi mi ha accolto.

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